PROTESI MAMMARIE

Ecco di seguito alcuni chiarimenti utili per chi fosse interessato a saperne di più sulle protesi mammarie, sia per quanto riguarda la mastoplastica additiva che per quanto riguarda la ricostruzione mammaria .

Qui troverete tutte le informazioni necessarie e tutte le risposte alle domande più frequenti sugli impianti protesici.

E’ bene sapere che l’impiego delle prime protesi mammarie risale all’inizio degli anni Sessanta. Da allora più di due milioni di donne, nel nostro paese hanno deciso di migliorare l’estetica del proprio seno richiedendo un’impianto di protesi mammarie.

Le protesi mammarie si sono evolute nel tempo. L’esperienza maturata nei decenni passati ha consentito ai produttori di protesi mammarie di raggiungere i più elevati standard tecnologici.

La mastoplastica additiva e la ricostruzione mammaria con l’impiego di protesi mammarie sono diventati attualmente gli interventi più frequenti nel campo della Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

Alcuni chiarimenti essenziali:

Cos’e’ il silicone e dove viene utilizzato?
In campo medico il silicone è utilizzato per produrre molti dispositivi medici e chirurgici: cateteri, sonde, pace-makers cardiaci, guanti e sostituti cutanei temporanei. Nel campo della chirurgia plastica gli impianti in silicone sono particolarmente utilizzati nella correzione delle imperfezioni del profilo facciale.
Il silicone è un polimero di un composto elementare formato da silicio e ossigeno. Il primo processo di produzione dei polimeri siliconici fu brevettato nel 1958.
Il silicone viene utilizzato in varie forme: silicone allo stato solido, come gel di silicone oppure come olio di silicone.
Tutte le protesi mammarie attuali hanno un involucro esterno in Silicone (quando questo non sia ulteriormente rivestito da un film di poliuretano).

Esistono tipi di siliconi differenti come riempitivi delle protesi mammarie?
Sì. Sono disponibili molte varietà di protesi mammarie in silicone che si differenziano per la morbidezza e soprattutto per la forma.
La particolarità delle protesi mammarie cosiddette anatomiche, categoria venuta alla ribalta in questi ultimi anni, è dovuta al particolare tipo di silicone di cui sono riempite, ma sarebbe più appropriato dire, costituite. Infatti i vari polimeri di silicone si differenziano per il grado di coesività cioè di “solidità”.
Il silicone ad elevata coesività col quale sono costituite le protesi mammarie anatomiche, ha la caratteristica di mantenere una forma (ha per così dire una memoria), mentre il silicone cosiddetto morbido (quello che era il solo disponibile fino ad una decina di anni orsono), consente di produrre solo protesi rotonde, in quanto costituisce semplicemente un volume di riempimento cha non dà la possibilità di mantenere una propria forma stabile diversa da quella tondeggiante.

Nell’ambito dei vati tipi di protesi possiamo scegliere tra vari modelli.
Mentre nell’ambito delle protesi rotonde riempite di silicone (qui il termine “riempite” è più consono, perché è vero che rompendo meccanicamente una di queste protesi, si fa fuoriuscire il gel, gelatina, di silicone di cui sono appunto riempite), la scelta è abbastanza limitata perchè possiamo scegliere tra soli tre tipi di protesi mammarie:
a basso, medio o alto profilo, perchè la scelta si basa sulla differente percentuale di riempimento di contenitori sostanzialmente uguali, con le protesi in gel di silicone ad elevata coesività  in virtù della memoria di forma che questo tipo di silicone consente, si possono ottenere a parità di volumi, proiezioni e forme differenti in tutti i meridiani e i paralleli della protesi, con una varietà di forme molto superiore a quella consentita dalle “vecchie” protesi in gel di silicone morbido.

Gel di silicone e soluzione salina.

Mentre la soluzione salina ha un mercato molto ridotto per motivi estetici e pratici (tendono a sgonfiarsi), gli impianti in gel di silicone altamente coesivo sono considerati allo stato dell’arte, il miglior dispositivo protesico mammario presente sul mercato.

Questo tipo di gel ad elevata coesività, oltreché avere, come già spiegato, un cosiddetto “effetto memoria” che garantisce il mantenimento della forma originaria, riduce di molto il cosiddetto effetto “ wrinkling”,dovuto alla formazione di piegoline (spesso visibili sulla pelle delle pazienti portatrici di protesi in gel di silicone morbido) e sono meno soggette al cosiddetto bliding (trasudamento di sillicone dalle pareti delle protesi).
Questo tipo di silicone che per la sua consistenza rende possibile una più vasta gamma di scelta di forme (più naturali) consente di imitare perfettamente le caratteristiche del seno naturale.

Perché sono stati progettati diversi tipi di superficie?
L’organismo reagisce nei confronti di ogni corpo estraneo con la formazione di una capsula fibrosa avvolgente tutto intorno, il corpo estraneo.
Lo stesso fenomeno accade con le protesi mammarie, in quanto considerate corpi estranei rispetto all’organismo ricevente.
La capsula avvolge la protesi e poi inizia a contrarsi.
Si distinguono diversi gradi di contrazione: il primo grado è considerato fisiologico, mentre nei gradi successivi insorge prima una sensazione di fastidio avvertita dalla paziente portatrice di protesi come qualcosa di innaturale e infine una sensazione di dolore che si associa a una deformazione morfologica della mammella che tende ad indurirsi e ad assumere una forma tondeggiante responsabile di un certo grado di asimmetria, se il fenomeno colpisce più un lato dell’altro.
Questa complicanza prende il nome di contrattura capsulare.

La frequenza con cui questo fenomeno si presenta, dipende, tra gli altri fattori, anche dal tipo di superficie di cui è rivestita la protesi.
Le prime protesi prodotte negli anni Sessanta avevano una superficie liscia.
Dalla metà degli anni Settanta sono state introdotte protesi mammarie ricoperte di micropoliuretano, mentre alla fine degli anni Ottanta sono apparse le protesi mammarie di nuova generazione a superficie testurizzata.

Indipendentemente dalla tecnica chirurgica utilizzata, numerosi studi scientifici hanno dimostrato come le protesi mammarie testurizzate hanno ridotto la percentuale di rischio di contrattura capsulare rispetto alle protesi mammarie con superficie liscia.

Gli impianti protesici devono superare test di sicurezza?
Sì. Nell’arco di oltre trent’anni di esperienza, sicurezza e affidabilità sono state monitorate costantemente.
Sono stati istituiti alcuni standards internazionali come la Direttiva sui Dispositivi Medici, al fine di fissare i requisiti cui deve conformarsi questo tipo di prodotti, relativamente ai processi produttivi, ai processi di sterilizzazione e di confezionamento.

Esistono procedure chirurgiche differenti relative alla modalità di impianto delle protesi mammarie?
Assolutamente sì, e non solo per quanto riguarda gli accessi chirurgici (che possono variare da periareolari, da ascellari o essere localizzati nei solchi sottomammari), ma soprattutto per quanto riguarda la sede della tasca dove verrà posizionata la protesi e per quanto riguarda il particolare tipo di tasca realizzata chirurgicamente. Infatti l’impianto protesico può essere posizionato al di sotto della ghiandola mammaria o al di sotto del muscolo gran pettorale ed in tale sede può essere posizionato anche in vario modo: completamente sotto il muscolo gran pettorale, per la maggior parte sotto il muscolo gran pettorale o solo col polo superiore sotto il muscolo gran pettorale.

Le varie alternative chirurgiche dipendono sia dalla situazione clinica della paziente (se le sue mammelle sono ad esempio particolarmente cadenti o se non lo sono affatto) sia dalle preferenze tecniche del chirurgo plastico.

Ci sono problemi per lo screening oncologico dopo l’impianto?
Assolutamente no.
Molte pazienti temono che le pressioni meccaniche che il tecnico radiologo esercita sulle mammelle nella procedura della mammografia possano arrecare danno alle protesi. Non è assolutamente vero ma va inoltre ricordato che utilizzando una tecnica particolare, la tecnica di Eklund è possibile effettuare tranquillamente una mammografia anche su donne portatrici di protesi mammarie.
E’ utile inoltre considerare che non solo la mammografia permette di localizzare i tumori mammari ma anche l’ecografia e la risonanza magnetica che non costituiscono peraltro alcun contatto traumatico con le mammelle.

Che influenza hanno le protesi nei tumori al seno?
Molti autorevoli studi hanno dimostrato che non vi è un’incidenza maggiore di cancro alla mammella nelle donne portatrici di protesi mammarie rispetto alla popolazione di donne non portatrici di impianti protesici mammari.
La protesi non ha alcuna influenza nell’insorgenza del carcinoma mammario: né su animali né su umani è stata riscontrata l’insorgenza del carcinoma mammario dovuta alla presenza di impianti dalla superficie liscia, testurizzata o ricoperta di schiuma di poliuretano.

Le protesi ricoperte di schiuma di micropoliuretano comportano maggiori rischi di infezione?
No!

Il rischio di sviluppare malattie autoimmuni e’ più alto per le pazienti portatrici di protesi mammarie?
No!
Non è stato provato alcun legame tra protesi mammarie riempite di gel di silicone e malattie del sistema immunitario.

Il silicone può trasudare dall’involucro delle protesi?
Diversamente dal passato, oggi, grazie alla migliore qualità degli involucri di rivestimento delle protesi mammrie e alla superiore consistenza del gel di cui sono costituite, si possono rinvenire solo tracce irrilevanti di gel di silicone nel tessuto connettivo della capsula periprotesica. Tracce che restano comunque localizzate nel tessuto connettivo capsulare.

E’ possibile che in caso di allattamento il silicone si possa trovare nel latte materno?
Si è possibile, ma il fatto non costituisce rischio alcuno per il neonato dato che il silicone non è metabolizzabile: è inerte e viene immediatamente eliminato con le feci.

Quanto dura un impianto?
Premettendo che ogni organismo fornisce una risposta individuale alla presenza di corpi estranei, si è stabilito in base agli studi effettuati che la vita media di un impianto sia di circa dieci anni. Grazie all’uso delle moderne tecnologie si prevede comunque un aumento della vita media delle protesi.

Ogni quanto tempo si dovrebbe effettuare un controllo?
La protesi dovrebbe essere ispezionata dal medico ogni 6 mesi – 1 anno.

Documentazione e passaporto dell’impianto
Dopo aver eseguito l’impianto, il chirugo estetico consegnerà alla sua paziente il passaporto dell’impianto. Ogni paziente è pregata di tenerlo con sé, in modo da avere sempre disponibili le informazioni riguardanti il tipo e la misura delle sue protesi.